18/4/2026 – Il Monte Nische è la prima elevazione significativa della lunga dorsale – prevalentemente erbosa – che delimita a sud la Val Resia, separandola dalla valle del Torrente Uccea, che scende verso Passo Tanamea. E’ raggiungibile in breve da Sella Carnizza, tramite il sentiero CAI 731 che rimonta facilmente il versante sud. Questa volta, invece, abbiamo voluto provare l’accesso da nord, partendo da Oseacco, con percorso più lungo ed articolato, ma anche molto più gratificante. Al ritorno, abbiamo compiuto una variante, abbandonando il sentiero CAI 734 agli Stavoli Provàlo, per rientrare ad Oseacco seguendo un buon sentiero dell’Ecomuseo della Val Resia. Il percorso è sempre ben segnalato e presenta normali difficoltà escursionistiche, ma il lungo e stretto traverso sul ripidissimo versante nord del Monte Cochiaze non deve essere sottovalutato e va affrontato con prudenza, specialmente in caso di terreno umido o ghiacciato.
Risalita la Val Resia sino ad Oseacco e lasciata l’auto nel piccolo parcheggio davanti alla chiesa, (oppure in quello ben più ampio in Via Progresso, poco più avanti) si prosegue lungo la via principale del paese (Viale dei Corazzieri – Via Provalo – Via Chinese), sino a giungere nella zona del Villaggio Lario (abitazioni a schiera). Sulla destra, all’inizio di Via Divisione Julia, si trovano un primo cartello CAI con il segnavia 734 e due pannelli didattici dell’Ecomuseo della Val Resia, che ci accompagneranno nella parte inferiore del giro. Seguendo le indicazioni, si continua lungo la strada asfaltata e la si percorre sino al suo termine, dove questa si fa sterrata e dove si trova un secondo cartello CAI, che conferma la direzione; la stradina si inoltra nel bosco tenendosi a poca distanza dal Rio Potoch e, dopo aver lasciato a sinistra il bivio per gli stavoli Ravanca, si restringe facendosi sentiero e iniziando a salire nel bosco, inizialmente costeggiando il torrente e poi attraversandolo su un ponticello; da questo punto il versante si fa più ripido, ma il sentiero ammorbidisce la pendenza tramite un percorso a tornanti; si oltrepassa il greto (asciutto) del Rio Potoch e si continua la salita nella bellissima faggeta, sino a sbucare improvvisamente alla base dei prati inclinati di Provàlo (1.20 h), una sorta di insellatura sospesa sopra la testata di un vallone dirupato dominato dal cocuzzolo del Ta-Na Provàlo. Si raggiunge prima lo stavolo più basso, molto bentenuto, davanti al quale si trovano una ancona dedicata alla Madonna di Lourdes, tavolo e panche. Il sentiero porta poi al nucleo dei quattro stavoli superiori, oltre i quali – seguendo il segnavia CAI – si procede lungo una mulattiera tra muretti a secco; rientrati nella faggeta, si inizia a prendere quota con una serie di tornanti sul ripido versante nord della dorsale del Cochiaze; giunti attorno a quota 1300, le svolte si esauriscono ed il sentiero inizia un lungo traverso (complessivamente circa 1 km) verso est sotto la dorsale, per portarsi a Casera Nische; questo tratto, anche se non presenta difficoltà tecniche, deve essere affrontato con prudenza, in quanto il sentiero è stretto e con fondo spesso inclinato e ricoperto di fogliame, e taglia un bosco estremamente scosceso, con pendenza che aumenta ulteriormente verso valle: una scivolata potrebbe non essere recuperabile! Il traverso si alza su un costone con un paio di svolte, e poi gradualmente la pendenza del terreno si attenua ed il sentiero si allarga, sbucando infine sui prati della dorsale, in corrispondenza dell’insellatura dove si trovano i pochi ruderi di Casera Nische (2.40 h) e tabelle CAI. Qui la visuale, sino ad ora limitata dal bosco, si fa più ampia, in particolare verso la catena dei Musi e la mole del dirimpettaio Zaiavour. Seguendo i cartelli, si prosegue verso est, alzandosi prima sui prati e poi sul versante sud della catena; oltrepassato leggermente il Nische e raggiunta una lieve insellatura, si lascia il sentiero e – invertita la direzione – si percorre facilmente l’erbosa cresta del monte, sino a raggiungere in brevissimo la vetta (3.00 h). Il panorama è notevole ed offre un’insolita angolatura sui Musi e Lavara e sulla parte più orientale delle Carniche, mentre il Canin resta coperto dalla boscaglia di faggi che colonizza il versante nord. Per il rientro, si ritorna prima a Casera Nische e poi a Provàlo per lo stesso percorso della salita. Prima di giungere agli stavoli più alti, si abbandona il sentiero, si passa accanto agli edifici e si risalgono i prati dietro agli stessi, intercettando il percorso ad anello dell’Ecomuseo della Val Resia; il sentiero – evidente e segnalato anche da segnavia biancorossi (senza numero di sentiero CAI) – dapprima sale sul Ta-na Provàlo e poi inizia, con percorso molto piacevole e sempre nella faggeta, la discesa lungo la dorsale, di tanto in tanto arricchito anche dagli spunti dei cartellone dell’Ecomuseo. Poco dopo aver oltrepassato lo stavolo di Trane Bardo, la via sfiora l’orlo del dirupato canalone del Rio Fosali, che offre un bello scorcio panoramico sul fondovalle; si continua a scendere nel bosco sino a quota 730 circa dove, ad un tornante, si lascia definitivamente il percorso dell’Ecomuseo, per tenersi a destra su una buona traccia, segnalata da qualche bollo rosso, che – con pendenza più accentuata – divalla rapidamente sbucando nei prati di Oseacco nella zona del Villaggio Lario, in prossimità della partenza di una vecchia teleferica. Si segue un sentierino che attraversa i prati e che si porta verso le case, raggiungendo il paese e rientrando poi al parcheggio per le vie principali.
Carta Tabacco 027, sentieri CAI 734 e 731, sentieri locali segnalati (in buona parte dell’Ecomuseo della Val Resia). Sviluppo 13,8 km, dislivello 1040 m, tempo indicativo di marcia 5.30 h (soste escluse). Altitudine min 490 m circa (Oseacco chiesa), max 1454 m (Monte Nische). Difficoltà E.
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