Escursione ad anello (percorso in senso antiorario) nella val Resia, in cui viene raggiunta la cima del monte Cuzzer, con ampio panorama verso i Musi, il Canin e il Montasio. Punto di partenza della escursione è il paese di Lischiazze, sulla strada che sale verso Sant’Anna di Carnizza. Lasciata l’auto nei pressi di una fontanella e della piccola chiesa del paese, si percorre la strada asfaltata fino alle case di Gost. Giunti ad una piccola ancona ristrutturata che si nota al centro del paese, si devia a sinistra dove inizia il sentiero CAI 707 dedicato all’alpinista Claudio Vogric. Il sentiero è ripido e non lascia tregua, soprattutto nella prima ora di salita. Dopo circa 2h15m dalle case Gost si raggiunge la cima del Cuzzer. Lungo il sentiero sono presenti alcuni cavi passamani nei punti più franati e/o esposti. Dalla cima il panorama è davvero ampio (Panorama dal sito Peakfinder), spaziando dall’Amariana, al Sernio, al Montasio e al Canin. Dalla vetta si prosegue lungo la cresta verso sud, lungo un sentiero con qualche saliscendi, con qualche tratto esposto e dove alcuni cavi aiutano a superare un breve tratto ripido. Dopo 50 minuti dalla vetta si raggiunge la forcella Tasacuzzer; si scende verso est lungo il sentiero CAI 707 su un sentiero poco battuto ma ben segnalato; nell’ultima parte il sentiero CAI 707 si immette sul sentiero CAI 703, attraversando una bellissima faggeta. Giunti a valle, si lascia a destra il sentiero CAI 703 e si devia a sinistra sul sentiero che si immette sulla strada asfaltata subito a nord delle case Sabrar. Seguendo la strada asfaltata si raggiunge il punto di partenza (1h 30m dalla forcella Tasacuzzer). Si può effettuare un anello più lungo partendo dalla località Tigo e passando per la casera Rio Nero e per la bellissima forra del rio Nero (Anello del monte Cuzzer dalla Val Resia).
Carta Tabacco 27, Segnavia CAI 707 e 703, Dislivello 950m, Lunghezza 8,5km, Tempo indicativo (escluse soste) 4h50m, Difficoltà EE (con cavi passamani), altitudine min 530m, altitudine max 1462m.
Vedi anche: Anello del Monte Cuzzer dalla val Resia
Anello del Pusti Gost da Stolvizza
Anello degli stavoli della val Resia da San Giorgio

Aggiornamento 2026: Il 1 maggio abbiamo ripercorso l’anello del Cuzzer nella versione “breve” (rientro a Lischiazze da Forca Tasacuzzer per il versante del Rio Secco) in una giornata dal clima ideale e con ottima visibilità. Il percorso, che avviene tutto sui sentieri CAI 707 e 703 (a parte il tratto di collegamento su strada asfaltata da Lischiazze a Gost) è a posto, sempre sufficientemente evidente e segnalato. Ai bivi sono posti cartelli recenti e curati, sormontati dal simbolo del Parco delle Prealpi Giulie. Il versante dove si sale è veramente scosceso, ed il sentiero lo affronta per lo più con tornantini, anche stretti, rimanendo comunque estremamente ripido e con qualche breve tratto un po’ esposto; abbiamo trovato due vecchi cavetti arrugginiti in un paio di punti: uno – sostanzialmente inutile in quanto molto lasco – per superare un piccolo tratto ripido che richiede di aiutarsi con le mani e un altro un po’ più lungo che assicura il passaggio su un breve traverso esposto (il sentiero è comunque sufficientemente largo). Attorno ai 1200 metri il sentiero raggiunge l’inizio della dorsale, dove si ha modo di rifiatare in un bellissimo bosco di faggi, poi si riprende a salire verso la cima con strappi ripidi, inizialmente nel bosco e poi sulla crestina tra mughi e arbusti. Ancora una erta risalita a tornantini e con un ultimo tratto aereo e si sbuca in cima, sotto la grande croce di vetta metallica, alla quale fa da sfondo la maestosa catena dei Musi ancora leggermente imbiancata. Il panorama – complice anche la giornata serena e tersa – è indescrivibile. Alla base della croce c’è un tubo con quaderno di vetta nuovissimo. Il giro prosegue sull’altro versante della cresta, inizialmente in traverso, al termine del quale, dopo un ultimo segnavia, il sentiero sembra perdersi; bisogna scendere dritto per dritto i ripidissimi e poco invitanti praticelli sottostanti – tenendosi al margine di una placca liscia inclinata – alla base dei quali si ritrova il segnavia CAI ed il sentiero ricompare evidente e entra per un po’ nel bosco, sul versante sud della dorsale; il percorso prosegue raggiungendo una forcellina un po’ esposta con successivo ripido strappo in risalita; si prosegue per un tratto sul filo di cresta (esposto, ma con sentiero sufficientemente ampio) e poi, dopo un altro tratto nel bosco, si raggiunge la base della quota di m. 1430 circa, che si risale anche avvalendosi di due cavi (recenti), che aiutano la progressione e la sicurezza in un canalino e in un altro tratto scosceso. L’ultima quota è occupata da un bel praticello, ultima occasione per ammirare il grandioso panorama attorno a noi e il percorso di cresta compiuto. Qui sostanzialmente terminano difficoltà ed esposizione ed il percorso – pur presentando ancora lunghi tratti ripidi – ridiventa di tipo E. Il sentiero entra subito nel bosco e si cala ripidamente nella faggeta (ogni tanto il tracciato si perde un po’ nella lettiera di foglie secchie, occhio ai segnavia), raggiungendo il bivio (cartelli) di Forca Tasacuzzer. In seguito si scende in un canalone, sempre ripidamente, ma senza criticità particolari. Il sentiero raggiunge infine una bella faggeta e confluisce sul CAI 703, che riporta tranquillamente al punto di partenza. Sviluppo 12,0 km, dislivello 1000 m, tempo complessivo di marcia 4.30 h (soste escluse), difficoltà EE.

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